Mancanza della certificazione della ritenuta di acconto – cosa fare?

Il sostituto d’imposta è tenuto a rilasciare ai percettori (lavoratori autonomi e agenti/rappresentanti di commercio), la

certificazione unica attestante l’ammontare delle somme corrisposte e delle ritenute operate.

Ai fini dello scomputo delle ritenute subite, va evidenziato che l’art. 22 Tuir non richiede espressamente che le stesse siano attestate dalla predetta certificazione, facendo genericamente riferimento al fatto che le stesse siano state “operate”, ossia decurtate dal compenso spettante al percettore.

È bene ricordare che, da tempo, una consolidata giurisprudenza ritiene che la certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta non sia da considerare come l’unico strumento di prova delle ritenute subite, essendo comunque ammesso anche l’utilizzo di documentazione proveniente dallo stesso percettore, quale ad esempio la fattura emessa, da cui risulti l’importo lordo spettante, la ritenuta operata e l’importo netto corrisposto.

Sull'argomento è ritornata, di recente, anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14138/2017, secondo la quale l’attestato del sostituto d’imposta per lo scomputo delle ritenute è prova tipica, ma non esclusiva, la cui assenza non può in alcun modo esporre il sostituito a preclusioni difensive, né tanto meno a duplicazioni di prelievo.

L’orientamento giurisprudenziale è stato integralmente recepito dall'Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 68/E/2009 dove viene affrontata, tra l’altro, anche la questione dei documenti da produrre in sede di controllo formale dell’Ufficio ai sensi dell’art. 36-ter D.P.R. 600/1973.

In particolare, viene affermato che il contribuente dovrà produrre, in assenza della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta, la copia della fattura emessa, la documentazione bancaria attestante quanto percepito e una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale il contribuente dichiara, sotto la propria responsabilità, che la predetta documentazione si riferisce alla fattura emessa regolarmente contabilizzata a fronte della quale non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto d’imposta.

È logico ritenere che, quanto sopra esaminato debba essere opportunamente traslato ai casi in cui la fattura, “normalmente” di modesto importo e nel rispetto dei limiti della normativa antiriciclaggio, venga regolata per contanti. In assenza della documentazione bancaria si ritiene che il contribuente possa comunque ritenersi “salvaguardato” producendo all'Ufficio, oltre alle copie della fattura quietanzata, la citata dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’importo effettivamente percepito.

Infine, non bisogna dimenticare l’effetto probatorio delle scritture contabili: in presenza di una regolare tenuta della contabilità ordinaria potrà essere esibito il libro giornale dal quale ricavare, previa eventuale ricostruzione, l’entità dell’incasso, la ritenuta subita e la destinazione dell’importo incassato (versamento sul conto corrente, utilizzo per pagamento di spese, prelevamento dell’imprenditore/professionista).

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